Il bilancio riclassificato è una versione riorganizzata del bilancio civilistico, pensata per l’analisi. Il bilancio che le imprese depositano segue gli schemi del codice civile; per capire davvero come sta l’azienda, però, le voci vanno raggruppate secondo criteri diversi. Questa guida, aggiornata a ottobre 2026, spiega a cosa serve, come si fa e che cosa si ricava.
Perché riclassificare
Lo schema del codice civile serve a fornire un’informazione uniforme. L’analisi finanziaria ha altri bisogni: separare ciò che si trasforma in cassa a breve da ciò che resta immobilizzato, distinguere la gestione caratteristica da quella finanziaria, vedere la struttura delle fonti di finanziamento. La riclassificazione non cambia i valori, li riordina.
Lo stato patrimoniale riclassificato
Esistono due schemi principali.
Criterio finanziario (per liquidità ed esigibilità)
- Attivo immobilizzato: beni durevoli come impianti, immobili e partecipazioni.
- Attivo corrente: liquidità, crediti e rimanenze che si realizzano entro dodici mesi.
- Patrimonio netto: capitale proprio (vedi Patrimonio netto: cos’è e come si legge).
- Passività consolidate: debiti oltre i dodici mesi.
- Passività correnti: debiti entro i dodici mesi.
Da questo schema si ricavano gli indici di liquidità e di solidità, come quelli di Indici di liquidità: current ratio e quick ratio spiegati.
Criterio funzionale (per aree gestionali)
Raggruppa le voci per area: gestione operativa (capitale investito netto) e gestione finanziaria. È lo schema più adatto per calcolare la redditività, come nel ROI: cos’è, come si calcola e come si interpreta.
Il conto economico riclassificato
Anche il conto economico si può riorganizzare in due modi:
- a valore aggiunto: dai ricavi si sottraggono i costi esterni per ottenere il valore aggiunto, poi il costo del lavoro, fino al margine operativo lordo;
- a costo del venduto: si evidenzia il margine lordo industriale sottraendo il costo dei prodotti venduti.
I livelli intermedi più usati sono il margine operativo lordo (vedi EBITDA: cos’è e come si legge), il risultato operativo (EBIT) e il risultato netto.
Un esempio semplificato
Si supponga, in migliaia di euro di fantasia, un’impresa con ricavi 1.000, costi esterni 600 e costo del personale 250:
- valore aggiunto: 1.000 − 600 = 400;
- margine operativo lordo: 400 − 250 = 150;
- con ammortamenti per 50, il risultato operativo è 100.
Con un capitale investito netto di 800, la redditività operativa è 100 / 800 = 12,5%, un dato che si commenta confrontandolo con il costo del debito e con il settore.
Gli indici che si ricavano
- Liquidità: current e quick ratio.
- Solidità: rapporto tra mezzi propri e capitale investito, copertura delle immobilizzazioni con fonti durevoli.
- Redditività: ROE (ROE: cos’è e come si interpreta), ROI, ROS.
- Sostenibilità del debito: indicatori come il DSCR: cos’è e come lo leggono le banche.
Come si fa in pratica
- partire dal bilancio depositato, in genere reperibile dalla Camera di Commercio;
- classificare ogni voce secondo il criterio scelto;
- verificare che il totale dell’attivo sia uguale a quello del passivo;
- calcolare gli indici e confrontarli con più anni e con il settore.
Il rendiconto finanziario completa il quadro con i flussi di cassa (vedi Rendiconto finanziario: cos’è e come si legge).
Le voci più delicate
Nella riclassificazione alcune voci richiedono attenzione perché la loro collocazione cambia gli indici:
- Crediti verso clienti oltre l’esercizio: vanno tra le attività non correnti se non si incasseranno entro dodici mesi.
- Fondi per rischi e TFR: a seconda dei criteri, si trattano come passività consolidate o come parte del capitale proprio in senso lato.
- Finanziamenti dei soci: possono comportare valutazioni particolari.
- Quota corrente dei mutui: la parte da rimborsare entro l’anno va tra le passività correnti.
Scelte diverse portano a indici diversi, per questo chi confronta imprese deve usare lo stesso criterio per tutte.
Uno schema da compilare
Per iniziare si può costruire una tabella con questi blocchi: attivo immobilizzato, attivo corrente, mezzi propri, passività consolidate, passività correnti. Il totale dell’attivo deve essere uguale al totale delle fonti. Poi si calcolano alcuni indici di struttura, come il margine di struttura (mezzi propri meno attivo immobilizzato), che dice se il capitale proprio finanzia gli investimenti durevoli. Un margine negativo significa che parte delle immobilizzazioni è finanziata con debito: non è necessariamente un problema, ma va finanziata con debiti a lungo termine, non a breve.
Il valore per chi non è un contabile
Un imprenditore non deve necessariamente essere in grado di redigere il bilancio, ma conviene che sappia leggerne la versione riclassificata. Con poche domande si può capire molto: la gestione operativa crea valore? Gli investimenti sono finanziati con fonti di durata adeguata? L’impresa dipende troppo dal debito a breve? Le risposte guidano decisioni su prezzi, investimenti e rapporti con le banche.
Dove trovare i dati dei concorrenti
I bilanci delle società di capitali sono pubblici e si ottengono dal registro delle imprese tramite le Camere di Commercio. Riclassificare quelli di due o tre concorrenti diretti è un modo concreto per capire dove si colloca la propria impresa in termini di margini, struttura finanziaria e tempi di incasso. Gli indici ottenuti si leggono insieme a quelli di liquidità (Indici di liquidità: current ratio e quick ratio spiegati) e di redditività (ROI: cos’è, come si calcola e come si interpreta).
Domande frequenti
La riclassificazione modifica il bilancio ufficiale?
No. È uno strumento di analisi interno o di terzi che non sostituisce il bilancio depositato.
Quale schema scegliere?
Quello finanziario serve per liquidità e solidità, quello funzionale per la redditività. Spesso si usano entrambi.
Serve alle piccole imprese?
Sì, soprattutto per dialogare con le banche e per capire dove migliorare.
Per interpretare il bilancio di un’azienda e collegarlo alle decisioni su tesoreria e finanziamenti, può essere utile un consulente finanziario abilitato insieme al commercialista.
Fonti ufficiali di riferimento: Organismo Italiano di Contabilità.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale e informativo e non costituiscono consulenza personalizzata né raccomandazione di investimento. Norme, aliquote e soglie possono cambiare: per la propria situazione specifica è opportuno rivolgersi a un consulente finanziario abilitato o a un professionista fiscale. Aggiornato a ottobre 2026.
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