Il rendiconto finanziario è il prospetto del bilancio che racconta come si è mossa la liquidità di un’impresa in un esercizio: quanta ne ha generata la gestione, quanta ne ha assorbita gli investimenti e come si sono finanziate le attività. Un’azienda può chiudere in utile e avere comunque problemi di cassa, ed è proprio questo il motivo per cui il rendiconto è uno dei documenti più utili per chi guida o valuta un’impresa. Questa guida è aggiornata a ottobre 2026.
Cos’è e dove si trova
Il rendiconto finanziario è parte del bilancio d’esercizio delle società che redigono il bilancio in forma ordinaria, secondo l’articolo 2425-ter del codice civile. Spiega la variazione delle disponibilità liquide tra l’inizio e la fine dell’anno e la scompone in tre aree. Il principio contabile di riferimento in Italia è l’OIC 10. Le imprese che redigono il bilancio in forma abbreviata o per le microimprese non sono tenute a presentarlo, ma molte lo preparano comunque per uso interno, perché permette di vedere la cassa con occhi diversi rispetto al conto economico.
Le tre aree del rendiconto
- Attività operativa: la liquidità generata o assorbita dalla gestione caratteristica, cioè incassi dai clienti, pagamenti ai fornitori, stipendi e imposte.
- Attività di investimento: acquisti e vendite di immobilizzazioni, materiali, immateriali e finanziarie.
- Attività di finanziamento: accensione e rimborso di debiti, aumenti di capitale, distribuzione di dividendi.
La somma dei tre flussi dà la variazione complessiva delle disponibilità liquide. Sommata al saldo iniziale, restituisce il saldo di fine anno, che deve coincidere con la cassa e i conti bancari del bilancio.
Il metodo indiretto
È il più usato. Parte dall’utile (o dalla perdita) dell’esercizio e lo rettifica per trasformarlo in flusso di cassa:
- si aggiungono i costi che non hanno comportato uscite di cassa, come ammortamenti e accantonamenti;
- si tolgono i ricavi che non hanno comportato entrate;
- si considerano le variazioni del capitale circolante netto: crediti verso clienti, rimanenze, debiti verso fornitori.
Se i crediti verso i clienti crescono, l’azienda ha fatturato ma non ancora incassato, quindi il flusso di cassa è inferiore all’utile. Se i debiti verso i fornitori crescono, ha ottenuto dilazioni e la cassa ne beneficia, almeno temporaneamente.
Il metodo diretto
Elenca direttamente gli incassi e i pagamenti dell’esercizio, per esempio incassi dai clienti meno pagamenti ai fornitori e al personale. È più immediato da leggere ma richiede dati che non sempre la contabilità fornisce in modo semplice. La normativa ammette entrambi i metodi per l’attività operativa.
Un esempio numerico
Si supponga, con numeri di fantasia in migliaia di euro, un’impresa con questi dati:
- utile dell’esercizio: 100;
- ammortamenti, che non sono un’uscita di cassa: più 50;
- aumento dei crediti verso clienti: meno 80;
- aumento dei debiti verso fornitori: più 20.
Il flusso di cassa dell’attività operativa è 100 + 50 − 80 + 20 = 90. Se l’impresa ha acquistato un macchinario per 120, il flusso degli investimenti è −120. Se ha acceso un finanziamento per 60, il flusso di finanziamento è +60. La variazione di cassa totale è 90 − 120 + 60 = +30. L’esempio mostra una situazione tipica: una crescita che assorbe cassa, finanziata in parte con debito.
Come leggerlo
- Un flusso operativo positivo e stabile indica che la gestione caratteristica genera liquidità.
- Un utile elevato con flusso operativo negativo segnala spesso crescita dei crediti o delle scorte e va approfondito.
- Investimenti finanziati interamente con debito aumentano il peso degli oneri finanziari. Il rapporto con la capacità di rimborso si misura con il DSCR: cos’è e come lo leggono le banche.
- Il flusso operativo è collegato al concetto di Cash flow: cos’è e perché conta per l’impresa, mentre la redditività operativa lorda è nell’EBITDA: cos’è e come si legge.
Perché serve alle PMI
Per una piccola impresa la liquidità è più importante dell’utile contabile nel breve termine: stipendi, fornitori e imposte si pagano con la cassa. Il rendiconto aiuta a prevedere i fabbisogni e a decidere come gestire gli eccessi di liquidità, tema trattato in Gestione della tesoreria aziendale: guida per le PMI. Si lega anche all’analisi per indici, come quella in Indici di liquidità: current ratio e quick ratio spiegati, e alla struttura del bilancio riclassificato (Bilancio riclassificato: cos’è e a cosa serve).
Gli errori più comuni nella lettura
- Confondere utile e cassa: un’impresa in utile può avere flusso operativo negativo se i clienti pagano in ritardo.
- Guardare solo il totale: la variazione complessiva di cassa può essere positiva perché si è acceso un grosso debito, mentre la gestione operativa perde liquidità.
- Ignorare gli investimenti: un flusso operativo positivo può essere interamente assorbito da acquisti di impianti.
- Dimenticare la stagionalità: in molti settori la cassa varia molto durante l’anno, e il bilancio mostra solo la fotografia finale.
Il collegamento con lo stato patrimoniale
Ogni voce del rendiconto nasce da una variazione dello stato patrimoniale. L’aumento dei crediti verso clienti riduce la cassa operativa. L’aumento dei debiti verso fornitori la aumenta. L’acquisto di un macchinario compare tra gli investimenti. Il rimborso di un mutuo compare tra i finanziamenti. Per questo il rendiconto è anche un buon modo per controllare la coerenza del bilancio: se i numeri non tornano, c’è qualcosa da verificare.
Un secondo esempio: crescita che assorbe cassa
Si supponga una piccola impresa che raddoppia il fatturato in un anno. L’utile cresce, ma crescono anche i crediti verso clienti e le scorte, perché servono più merci in magazzino e i clienti pagano a 60 giorni. Il flusso di cassa operativo può risultare basso o negativo. Se l’impresa non ha una linea di credito adeguata, rischia di avere problemi di liquidità proprio mentre va bene. Il rendiconto mostra con anticipo questa situazione, che il conto economico da solo non evidenzia.
Come usarlo per decidere
- per capire quanto debito sia sostenibile, confrontando il flusso operativo con le rate da pagare;
- per valutare se distribuire dividendi o trattenere liquidità;
- per programmare investimenti senza mettere sotto pressione la cassa;
- per dialogare con la banca: i finanziatori guardano sempre alla capacità di generare cassa.
Il rendiconto è utile anche per le imprese che non sono obbligate a redigerlo: una versione semplificata, aggiornata ogni trimestre, dà una visione più chiara di molti indicatori di bilancio.
Domande frequenti
Il rendiconto finanziario è obbligatorio?
Per le società che redigono il bilancio in forma ordinaria sì. Sono esonerate quelle che usano la forma abbreviata e le microimprese.
Qual è la differenza tra utile e flusso di cassa?
L’utile segue il principio di competenza, il flusso di cassa segue gli incassi e i pagamenti effettivi.
Quale metodo conviene?
Il metodo indiretto è il più diffuso perché parte dai dati già presenti nel conto economico e nello stato patrimoniale.
Per leggere il rendiconto insieme agli altri prospetti e collegarlo alle scelte di gestione della liquidità, è utile il confronto con il proprio commercialista e con un consulente finanziario abilitato.
Fonti ufficiali di riferimento: Organismo Italiano di Contabilità.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale e informativo e non costituiscono consulenza personalizzata né raccomandazione di investimento. Norme, aliquote e soglie possono cambiare: per la propria situazione specifica è opportuno rivolgersi a un consulente finanziario abilitato o a un professionista fiscale. Aggiornato a ottobre 2026.
Vuoi parlarne con un consulente finanziario?
Raccontami la tua situazione: ti rispondo senza impegno.
Contattami