Come si struttura un piano di welfare aziendale su misura

Icona di edifici aziendali, a rappresentare la finanza d'impresa — Come si struttura un piano di welfare aziendale su misura

Il welfare aziendale è diventato negli ultimi anni uno strumento sempre più diffuso tra le imprese italiane di ogni dimensione. Capire come si struttura un piano di welfare aziendale su misura significa comprendere sia gli aspetti normativi di riferimento, sia i criteri con cui un piano può essere costruito in coerenza con le caratteristiche specifiche di ciascuna organizzazione.

Cos’è il welfare aziendale

Il welfare aziendale comprende l’insieme di beni, servizi e prestazioni che un datore di lavoro mette a disposizione dei propri dipendenti, in aggiunta alla retribuzione ordinaria, con l’obiettivo di sostenere il benessere personale e familiare dei lavoratori. Si tratta di un ambito distinto, seppur collegato, ai cosiddetti fringe benefit, che identificano più specificamente beni e servizi in natura corrisposti in aggiunta allo stipendio.

Il riferimento normativo: l’articolo 51 del TUIR

Il quadro fiscale del welfare aziendale trova il proprio riferimento principale nell’articolo 51 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR). Il comma 2 dell’articolo elenca una serie di beni e servizi che, se erogati alle condizioni previste, non concorrono a formare reddito da lavoro dipendente, ad esempio servizi di educazione e istruzione o assistenza a familiari anziani o non autosufficienti. Il comma 3 disciplina invece i fringe benefit in senso stretto, riconoscendo una soglia di esenzione fiscale entro determinati limiti stabiliti dalla normativa vigente, oggetto di periodici aggiornamenti da parte delle leggi di bilancio.

Le componenti di un piano di welfare aziendale

Un piano di welfare aziendale strutturato può includere diverse categorie di prestazioni, tra cui:

  • servizi di assistenza sanitaria integrativa;
  • previdenza complementare, spesso attraverso contributi a fondi pensione;
  • servizi per l’istruzione e l’educazione dei figli dei dipendenti;
  • servizi di assistenza a familiari anziani o non autosufficienti;
  • buoni acquisto, buoni pasto e altri strumenti di flexible benefit;
  • iniziative legate al benessere psicofisico e alla conciliazione vita-lavoro.

Come si costruisce un piano “su misura”

La costruzione di un piano di welfare su misura parte generalmente da un’analisi delle caratteristiche della popolazione aziendale, come età media e composizione familiare, per individuare quali categorie di benefit possano rispondere in modo più efficace alle esigenze reali dei dipendenti. Un piano di welfare può essere introdotto attraverso diverse fonti: un regolamento aziendale unilaterale, un accordo con le rappresentanze sindacali, oppure previsioni specifiche del contratto collettivo nazionale di lavoro applicato, ciascuna con implicazioni diverse in termini di formalità e vincolatività dell’impegno assunto dall’azienda.

I vantaggi per impresa e lavoratori

Dal punto di vista fiscale e contributivo, i piani di welfare aziendale strutturati secondo le previsioni dell’articolo 51 del TUIR possono beneficiare, a determinate condizioni, di un trattamento agevolato sia per l’impresa, in termini di deducibilità dei costi, sia per il lavoratore, che riceve un beneficio non tassato o tassato in misura ridotta rispetto a un corrispondente aumento in busta paga. Si tratta di un ambito in cui la componente fiscale, quella giuslavoristica e quella organizzativa si intrecciano, richiedendo un approccio integrato nella fase di progettazione del piano.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale e informativo e non costituiscono consulenza personalizzata. Per una valutazione della situazione finanziaria della propria azienda è opportuno rivolgersi a un consulente finanziario abilitato.

Vuoi parlarne con un consulente finanziario?

Raccontami la tua situazione: ti rispondo senza impegno.

Contattami
← Torna al blog