Donazione: imposta, aliquote e franchigie

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La donazione è il contratto con cui una persona trasferisce gratuitamente un bene o un diritto a un’altra. Quando si parla di tasse, si applica l’imposta sulle successioni e donazioni, con aliquote e franchigie che dipendono dal rapporto tra chi dona e chi riceve. Questa guida, aggiornata a ottobre 2026, riassume le regole principali. I dettagli di ogni caso concreto vanno verificati con un notaio e con un professionista fiscale.

Le aliquote e le franchigie

Le aliquote dell’imposta si applicano al valore dei beni donati oltre una franchigia, cioè una soglia sotto la quale non si paga. Le regole in vigore sono, in sintesi:

  • Coniuge e parenti in linea retta (figli, genitori, nipoti in linea retta): aliquota del 4% sul valore oltre 1.000.000 di euro per ciascun beneficiario.
  • Fratelli e sorelle: aliquota del 6% sul valore oltre 100.000 euro per ciascun beneficiario.
  • Altri parenti fino al quarto grado e affini in linea retta, affini in linea collaterale fino al terzo grado: aliquota del 6% senza franchigia.
  • Tutti gli altri: aliquota dell’8% senza franchigia.

Se il beneficiario è una persona con disabilità grave riconosciuta, la franchigia sale a 1.500.000 euro. Dal 1° gennaio 2026 le disposizioni sono state riordinate nel nuovo Testo unico (D.Lgs. 123/2025), che ha riorganizzato la disciplina senza cambiare, per quanto risulta dalle fonti consultate, le aliquote principali. La fonte ufficiale è il sito dell’Agenzia delle Entrate.

Un esempio numerico

Un padre dona al figlio 1.300.000 euro in denaro. La franchigia è di 1.000.000 di euro, quindi la parte tassabile è di 300.000 euro. L’imposta è 300.000 × 4% = 12.000 euro. Se la donazione fosse di 900.000 euro, non ci sarebbe imposta, perché sotto la franchigia. Tra fratelli, la stessa cifra di 300.000 euro oltre i 100.000 di franchigia darebbe un imponibile di 200.000 euro e un’imposta del 6%, pari a 12.000 euro. L’esempio non tiene conto di eventuali donazioni precedenti allo stesso beneficiario, che possono incidere sulla franchigia: il punto è trattato in modo non sempre uniforme e va verificato nel caso concreto.

Donazione di immobili

Quando il bene è un immobile, all’imposta sulle donazioni si aggiungono di norma le imposte ipotecaria e catastale, calcolate sul valore catastale. Sono dovute anche quando la donazione è esente per via della franchigia. Esistono agevolazioni, per esempio per la prima casa, che dipendono dalle condizioni del caso. Serve l’atto notarile, con i relativi costi.

La forma: atto pubblico e testimoni

La donazione di beni di valore non modico richiede l’atto pubblico davanti a un notaio, con due testimoni. Per le donazioni di modico valore di beni mobili, per esempio denaro, può bastare la consegna, ma conviene sempre pensare alla tracciabilità del pagamento. Per le donazioni di denaro tra familiari, la documentazione e l’indicazione chiara dell’origine servono a evitare contestazioni future.

Donazione e successione

La donazione non esclude la successione. I beni donati possono rientrare nel calcolo della quota di legittima spettante agli eredi, e chi ha ricevuto una donazione può essere chiamato a riportarla (collazione) o essere esposto a un’azione di riduzione se la legittima viene lesa. Per questo la donazione va inserita in una visione complessiva, come mostrano gli articoli su Cos’è un trust e a cosa può servire nella pianificazione patrimoniale, Il patto di famiglia nel passaggio generazionale d’impresa e Cos’è il legato testamentario e come funziona.

Donazione e investimenti

Si può donare anche un portafoglio di titoli. In quel caso il valore ai fini dell’imposta è quello del giorno della donazione, e il beneficiario eredita il costo fiscale di carico del donante, con effetti sulle future plusvalenze. Anche questo punto richiede una verifica con un professionista.

Donare denaro: precauzioni pratiche

La donazione di denaro tra familiari è molto frequente, per esempio per aiutare un figlio nell’acquisto della casa. Alcune precauzioni evitano problemi futuri:

  • effettuare il trasferimento con bonifico tracciabile, indicando la causale;
  • valutare un atto formale davanti a un notaio quando l’importo non è modesto, perché dà certezza sulla natura di donazione e non di prestito;
  • conservare la documentazione dell’origine del denaro;
  • considerare gli altri figli ed eredi, per evitare squilibri che potrebbero generare contestazioni alla successione.

Quando il denaro è destinato a un acquisto immobiliare, la banca o il notaio possono chiedere chiarimenti sulla provenienza dei fondi.

Donare in vita o lasciare in eredità

La scelta tra donare oggi e lasciare in eredità dipende da obiettivi diversi. Donare permette di aiutare i familiari nel momento in cui servono e di pianificare il passaggio generazionale; lascia però meno risorse a chi dona, che deve avere sufficiente tranquillità per il proprio futuro, anche in caso di spese sanitarie o di assistenza. Con la successione, il patrimonio passa solo alla morte e secondo le regole di legge o del testamento. Le aliquote e le franchigie sono simili, ma i tempi e la flessibilità sono molto diversi.

Quando intervengono altri strumenti

  • il patto di famiglia, per trasferire un’impresa a uno o più discendenti con il consenso degli altri;
  • il trust, per segregare beni con uno scopo specifico;
  • il legato, per attribuire un bene specifico nel testamento;
  • l’usufrutto, per donare la proprietà conservando il diritto di godere del bene.

Ciascuno ha vantaggi, costi e limiti: la scelta richiede la consulenza di un notaio e di un fiscalista.

Cosa non dimenticare

Una donazione è in generale irrevocabile, salvo i casi previsti dalla legge. Prima di firmare conviene verificare di mantenere risorse sufficienti per sé e per il coniuge, valutare l’effetto sulla propria pensione e sul patrimonio, e tenere presente le regole sulla quota riservata agli eredi legittimari. È un tema in cui la fretta è cattiva consigliera.

Domande frequenti

Posso donare ai figli 100.000 euro senza pagare tasse?

Sì, secondo le regole sulla franchigia da 1.000.000 di euro per figlio, salvo altre donazioni precedenti da considerare.

Serve il notaio per donare denaro?

Per importi non modici l’atto pubblico è la forma più sicura. Nei casi di modico valore la legge ammette la consegna.

La donazione si può revocare?

Solo in casi limitati previsti dal codice civile, come ingratitudine o sopravvenienza di figli.

Per inserire una donazione in un piano patrimoniale coerente con gli obiettivi di famiglia, è utile il confronto con un notaio, un fiscalista e un consulente finanziario abilitato.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale e informativo e non costituiscono consulenza personalizzata né raccomandazione di investimento. Norme, aliquote e soglie possono cambiare: per la propria situazione specifica è opportuno rivolgersi a un consulente finanziario abilitato o a un professionista fiscale. Aggiornato a ottobre 2026.

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