Molti lavoratori cercano TFR in busta paga sperando di ricevere ogni mese una parte del proprio trattamento di fine rapporto. Per un periodo è stato possibile, ma oggi non lo è più. Questa guida, aggiornata a ottobre 2026, spiega cos’era la QUIR, quando è finita e cosa si può fare oggi per avere la liquidità del TFR in anticipo.
Cos’era la QUIR
La QU.I.R., Quota Integrativa della Retribuzione, era la possibilità prevista in via sperimentale dalla Legge di Stabilità 2015 di ricevere il TFR maturando direttamente in busta paga mese per mese. Le regole operative sono state definite da un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM 29/2015) e da una circolare dell’INPS (n. 82 del 2015).
Chi poteva chiederla e per quanto tempo
- riguardava i lavoratori dipendenti del settore privato con almeno sei mesi di anzianità presso lo stesso datore di lavoro;
- valeva per i periodi di paga dal 1° marzo 2015 al 30 giugno 2018;
- una volta esercitata, l’opzione non era revocabile fino alla scadenza del periodo;
- erano esclusi, tra gli altri, i lavoratori domestici e agricoli, il pubblico impiego e i datori di lavoro in particolari situazioni di crisi.
Perché non esiste più
La misura era sperimentale e non è stata né prorogata né reiterata da una nuova norma. L’INPS lo ha chiarito con il messaggio n. 2791 del 10 luglio 2018: dal periodo di paga di luglio 2018 i datori di lavoro non sono più tenuti a erogare la quota in busta paga. Dopo di allora non risulta alcuna legge che l’abbia ripristinata. Per questo, oggi, richiedere il TFR mensilmente in busta paga non è possibile.
Come era tassata
La QUIR era considerata a tutti gli effetti retribuzione, quindi concorreva alla formazione del reddito e veniva tassata con le aliquote IRPEF ordinarie. In molti casi il trattamento risultava meno favorevole di quello che il TFR ha quando viene pagato a fine rapporto con la tassazione separata, descritta in Tassazione del TFR: come funziona la tassazione separata. Inoltre rinunciare ad accantonare il TFR significava ridurre l’accantonamento destinato alla fine del lavoro o alla previdenza.
Cosa si può fare oggi
Chi cerca una parte del TFR prima della fine del rapporto ha, oggi, poche strade:
- l’anticipo del TFR, ammesso solo in casi precisi e dopo otto anni di servizio, spiegato in Anticipo del TFR: requisiti, importo e casi ammessi;
- le anticipazioni dal fondo pensione per chi ha destinato il TFR alla previdenza complementare (Anticipo del fondo pensione: quando e come si può richiedere);
- valutazioni diverse per finanziare la spesa, come un finanziamento, da confrontare nei costi.
Attenzione alle informazioni non aggiornate
Guide e articoli ancora online descrivono la QUIR come se fosse attiva. Prima di fidarsi conviene controllare la data del contenuto e il sito dell’INPS. Anche proposte di intermediari o società che promettono di anticipare il TFR a pagamento vanno lette con molta attenzione, confrontando costi e condizioni.
Cosa succede al TFR durante il rapporto
Il TFR continua a maturare ogni mese: si accantona in azienda o, se si sceglie, è versato a un fondo pensione. La formula di calcolo è in Calcolo del TFR: formula ed esempio con la rivalutazione, mentre le possibili destinazioni sono in TFR: cos’è, come funziona e cosa scegliere nel 2026 e il confronto in TFR in azienda o fondo pensione: le differenze principali spiegate.
Come funzionava in pratica
Chi aderiva alla QUIR comunicava la scelta al datore di lavoro con una richiesta scritta. Da quel momento la quota mensile di TFR maturata veniva pagata insieme allo stipendio, aumentando la retribuzione lorda. L’azienda non accantonava più quella parte. Non era una somma in più data dall’azienda: era lo stesso TFR, ricevuto subito invece che alla fine del rapporto.
Questo cambiava due cose. Da un lato il lavoratore aveva più denaro disponibile ogni mese. Dall’altro, la quota entrava nel reddito dell’anno e poteva far salire il reddito imponibile, con effetti su aliquota IRPEF e, in alcuni casi, su detrazioni e prestazioni legate al reddito.
Perché era un tema discusso
- la tassazione ordinaria era spesso meno favorevole della tassazione separata riservata al TFR (vedi Tassazione del TFR: come funziona la tassazione separata);
- riduceva l’accantonamento per la fine del lavoro o per la previdenza complementare;
- nelle aziende piccole l’accantonamento in azienda è una fonte di finanziamento interna: la rinuncia poteva creare tensioni di cassa.
Per le imprese con meno di 50 dipendenti, la quota di TFR rimane in azienda; per quelle più grandi o per chi aderisce a un fondo pensione, il TFR va al fondo di tesoreria dell’INPS o al fondo scelto. Il meccanismo è spiegato in TFR: cos’è, come funziona e cosa scegliere nel 2026.
Come orientarsi oggi
Chi oggi ha bisogno di liquidità non potendo usare la QUIR ha strumenti diversi, ciascuno con regole proprie:
- l’anticipo del TFR, nei casi ammessi (vedi Anticipo del TFR: requisiti, importo e casi ammessi);
- le anticipazioni dal fondo pensione, se ci si è iscritti;
- la cessione del quinto o un finanziamento, che hanno un costo e vanno confrontati con attenzione;
- una rinegoziazione delle proprie spese e un piano di accantonamento personale.
Come riconoscere informazioni superate
Quando si cercano notizie sul TFR in busta paga è facile imbattersi in pagine che risalgono al 2015, 2016 o 2017. Alcuni segnali di allarme sono: la data di pubblicazione, l’assenza di riferimenti alla scadenza del 30 giugno 2018, e l’invito a presentare una richiesta “entro” una data già trascorsa. In caso di dubbio, il riferimento è sempre la fonte ufficiale, cioè l’INPS e i testi di legge, o l’ufficio del personale della propria azienda.
Domande frequenti
Posso chiedere oggi il TFR in busta paga?
No. La possibilità è cessata il 30 giugno 2018 e non è stata rinnovata.
Era conveniente?
Dipendeva dalla situazione, ma la tassazione ordinaria era spesso meno favorevole di quella separata applicata a fine rapporto.
Come posso avere liquidità dal TFR?
Con l’anticipo del TFR nei casi e nei limiti previsti, oppure con le anticipazioni del fondo pensione.
Per orientarsi tra le opzioni disponibili in modo coerente con il proprio piano finanziario, è utile il confronto con un consulente finanziario abilitato.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale e informativo e non costituiscono consulenza personalizzata né raccomandazione di investimento. Norme, aliquote e soglie possono cambiare: per la propria situazione specifica è opportuno rivolgersi a un consulente finanziario abilitato o a un professionista fiscale. Aggiornato a ottobre 2026.
Vuoi parlarne con un consulente finanziario?
Raccontami la tua situazione: ti rispondo senza impegno.
Contattami