TFR: cos’è, come funziona e cosa scegliere nel 2026

Icona di un grafico a barre crescenti, a rappresentare la previdenza complementare — Cos’è il TFR e come funziona il silenzio-assenso verso i fondi pensione

Il TFR, trattamento di fine rapporto, è la somma che il datore di lavoro accantona ogni anno per un dipendente e che gli versa quando il rapporto di lavoro termina. Molti lo chiamano ancora liquidazione. In questa guida trovi cos’è il TFR, come matura, come si rivaluta, dove può essere destinato e cosa cambia dal 1° luglio 2026 per i neoassunti.

Cos’è il TFR e a chi spetta

Il TFR è disciplinato dall’articolo 2120 del codice civile e spetta ai lavoratori dipendenti del settore privato. Matura ogni anno, indipendentemente dal motivo per cui il rapporto finisce: dimissioni, licenziamento, scadenza del contratto o pensionamento. Per il pubblico impiego esistono regole diverse, descritte nell’articolo sulla Previdenza complementare per i dipendenti pubblici: le regole.

È una retribuzione differita: il lavoratore la matura mese dopo mese ma la incassa solo alla fine, salvo le anticipazioni previste dalla legge. Per questo si parla anche di salario accantonato.

Come si calcola il TFR

La regola di base è semplice: ogni anno si divide la retribuzione annua utile per 13,5. Dalla quota si sottrae lo 0,50% della retribuzione, che finanzia il Fondo di garanzia gestito dall’INPS. In pratica l’accantonamento netto è pari a circa il 6,91% della retribuzione utile.

Cosa rientra nella retribuzione utile dipende dal contratto collettivo applicato: in genere ne fanno parte la paga base, le mensilità aggiuntive e le voci continuative. Un esempio con numeri e la formula passo per passo sono nell’articolo Calcolo del TFR: formula ed esempio con la rivalutazione.

Come si rivaluta il TFR lasciato in azienda

Il TFR accantonato non resta fermo. Ogni anno si rivaluta applicando un tasso composto da due parti:

  • una quota fissa dell’1,5%;
  • il 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo ISTAT (indice FOI) tra dicembre e dicembre.

La rivalutazione si calcola sul TFR accantonato fino al 31 dicembre dell’anno precedente, non su quello maturato nell’anno in corso. Sulla sola rivalutazione si applica un’imposta sostitutiva del 17%. Le formule e un esempio sono in Come si calcola la rivalutazione del TFR: la formula spiegata e in La rivalutazione del TFR lasciato in azienda: come si calcola.

Dove può andare il TFR: le strade possibili

Il lavoratore dipendente privato ha due possibilità per il TFR che matura:

  • Lasciarlo in azienda. Se l’azienda ha almeno 50 dipendenti, le quote non destinate alla previdenza complementare vanno al Fondo di Tesoreria dell’INPS, come spiegato in Fondo di Tesoreria INPS: cos’è e quando va il TFR. La soglia dimensionale va verificata nelle regole aggiornate, perché la normativa del 2026 è intervenuta su questo punto.
  • Destinarlo a una forma di previdenza complementare. Può essere un fondo pensione negoziale, un fondo aperto o un PIP. Le somme vengono investite secondo il comparto scelto e il rendimento non è garantito.

Se si sceglie la previdenza complementare, in generale non è più possibile riportare il TFR in azienda. Si può invece trasferire la posizione da un fondo all’altro, nel rispetto delle regole di permanenza.

Il silenzio-assenso: cosa cambia dal 1° luglio 2026

Per i neoassunti del settore privato, esclusi i lavoratori domestici, la Legge di Bilancio 2026 (legge n. 199/2025) ha ridotto i tempi per scegliere. La finestra per esprimere la propria volontà passa da sei mesi a 60 giorni dall’assunzione. Se entro quel termine non si comunica nulla, scatta il silenzio-assenso: il TFR viene destinato al fondo pensione previsto dal contratto collettivo applicato. Quando i fondi possibili sono più di uno, in assenza di accordi diversi si guarda in genere a quello con più aderenti in azienda.

Chi era già assunto prima della nuova regola continua a seguire le scelte già fatte. Per i dettagli operativi conviene consultare le indicazioni della COVIP e il proprio datore di lavoro. Il confronto tra le due destinazioni è l’argomento di TFR in azienda o fondo pensione: le differenze principali spiegate.

TFR in azienda o in un fondo pensione: cosa confrontare

Non esiste una scelta migliore in assoluto. Gli elementi da mettere a confronto sono questi:

  • Rendimento. In azienda la rivalutazione segue una formula di legge legata all’inflazione. In un fondo pensione il rendimento dipende dal comparto e può essere più alto o più basso, anche negativo in alcuni anni.
  • Tassazione. In azienda si paga il 17% sulla rivalutazione e una tassazione separata al momento dell’incasso. In un fondo pensione i rendimenti maturati sono tassati al 20% (12,5% per la parte in titoli di Stato) e la prestazione finale con un’aliquota che parte dal 15% e può scendere fino al 9%.
  • Contributo del datore. Molti fondi negoziali prevedono un contributo aggiuntivo dell’azienda per chi aderisce e versa una quota propria.
  • Disponibilità delle somme. Il TFR in azienda può essere anticipato in alcuni casi. Anche i fondi pensione prevedono anticipazioni, ma con regole proprie.
  • Orizzonte temporale. Più mancano anni alla pensione, più il rischio dei mercati ha tempo di essere assorbito.

Quando viene pagato e come si tassa

Il TFR viene liquidato alla fine del rapporto, con tempi che variano a seconda del tipo di datore di lavoro: il quadro è in TFR: quando viene pagato e in quali tempi. L’incasso è soggetto a tassazione separata, spiegata in Tassazione del TFR: come funziona la tassazione separata. Durante il rapporto si può chiedere un’anticipazione dopo otto anni di servizio, entro limiti percentuali e per motivi previsti dalla legge, come le spese sanitarie straordinarie o l’acquisto della prima casa.

Anticipazione del TFR: regole di base

Il lavoratore con almeno otto anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro può chiedere un’anticipazione, in una sola volta nel corso del rapporto, fino al 70% del TFR maturato. I motivi ammessi dalla legge sono le spese sanitarie per terapie e interventi straordinari, l’acquisto della prima casa per sé o per i figli e i congedi per la formazione o parentali. Per le imprese esiste un tetto alle richieste accoglibili ogni anno, pari al 10% degli aventi diritto e al 4% del totale dei dipendenti. I contratti collettivi o gli accordi aziendali possono prevedere condizioni più favorevoli.

Chi ha destinato il TFR a un fondo pensione può chiedere anticipazioni al fondo, con regole proprie. Le trovi nell’articolo Come si sceglie un fondo pensione aperto: i criteri principali per i fondi aperti e nelle pagine del fondo di appartenenza.

TFR in tre situazioni tipiche

  • Un giovane al primo impiego. Ha tempo davanti e può valutare con calma se un fondo pensione, con un orizzonte di decenni, risponda ai suoi obiettivi. Il silenzio-assenso rende però urgente informarsi entro i 60 giorni.
  • Un lavoratore a metà carriera. Ha già un TFR accantonato in azienda e può scegliere se destinare al fondo solo le quote future. È il momento in cui contano contributo del datore, costi del fondo e comparto.
  • Chi è vicino alla pensione. L’orizzonte breve rende più rilevante la stabilità dei risultati. Contano anche le regole di erogazione, come l’opzione tra rendita e capitale.

Cosa succede al TFR quando cambia qualcosa

Se si cambia lavoro, il TFR maturato resta presso il vecchio datore e viene pagato alla cessazione, mentre le quote del nuovo rapporto seguono la scelta fatta nella nuova azienda. Se si è aderito a un fondo pensione, la posizione resta nel fondo: i casi di cambio lavoro e di difficoltà dell’azienda sono approfonditi in Cosa succede alla posizione del fondo pensione se cambi CCNL e in Cosa succede al fondo pensione se l’azienda fallisce.

Come verificare quanto TFR hai accumulato

Il TFR maturato compare nella busta paga, di solito nel riepilogo in basso, e può essere richiesto per iscritto all’ufficio del personale. Per le quote versate al Fondo di Tesoreria INPS, la posizione si può consultare nell’area personale del sito dell’INPS. Se hai un fondo pensione, trovi la posizione nel rendiconto annuale del fondo. Per leggere bene il cedolino puoi usare la guida Come leggere la busta paga: voci, contributi e TFR.

Errori da evitare

Domande frequenti sul TFR

Il TFR lasciato in azienda è al sicuro?

Se l’azienda non è più in grado di pagare, interviene il Fondo di garanzia dell’INPS, alle condizioni previste dalla legge. Per le quote versate al Fondo di Tesoreria INPS il datore non gestisce direttamente le somme.

Quanto vale il TFR in un anno?

Circa il 6,91% della retribuzione annua utile, al netto dello 0,50% di contributo al Fondo di garanzia. Su 30.000 euro di retribuzione sono poco più di 2.000 euro l’anno.

Si può cambiare idea dopo aver scelto?

Da azienda a fondo pensione sì, in qualsiasi momento. Dal fondo all’azienda in generale no.

Quando conviene parlarne con un professionista

La scelta sul TFR incide per decenni sulla pensione. Un consulente finanziario abilitato può aiutare a mettere in fila obiettivi, orizzonte e tolleranza al rischio prima di decidere. Per ogni verifica normativa le fonti di riferimento restano l’INPS e la COVIP.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale e informativo e non costituiscono consulenza personalizzata né raccomandazione di investimento. Norme, aliquote e soglie possono cambiare: per la propria situazione specifica è opportuno rivolgersi a un consulente finanziario abilitato o a un professionista fiscale. Aggiornato a ottobre 2026.

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