L’integrazione al minimo è un meccanismo che eleva la pensione a un importo minimo stabilito dalla legge quando quella calcolata risulta troppo bassa. Riguarda alcune categorie di pensionati e dipende sia dal sistema di calcolo sia dal reddito di chi la riceve.
Cos’è
Quando la pensione spettante con le regole ordinarie è inferiore a un livello minimo annualmente rivalutato, l’INPS può integrarla fino a raggiungere quell’importo. L’integrazione non è automatica per tutti: spetta solo in presenza di precise condizioni e non a chi ha la pensione calcolata interamente con il sistema contributivo.
A chi spetta
- ai titolari di pensioni calcolate con il sistema retributivo o misto, il cui importo risulta inferiore al minimo;
- a chi non supera determinati limiti di reddito personale e, se coniugato, del coniuge;
- è riconosciuta su richiesta o d’ufficio, in base al tipo di pensione e alla situazione reddituale.
Perché non spetta alle pensioni interamente contributive
Nel sistema contributivo puro la pensione dipende da quanto è stato versato, quindi la legge non prevede un’integrazione che porti l’importo a un minimo garantito. Chi ha carriere discontinue e contributi bassi può però ricorrere ad altre forme di sostegno, come l’assegno sociale, legato a requisiti di età, residenza e reddito e non ai contributi versati.
I limiti di reddito
L’importo dell’integrazione può essere ridotto o azzerato se i redditi del pensionato, o del nucleo familiare, superano le soglie fissate annualmente. Nel valutare la posizione si tiene conto di diversi redditi, con esclusione di alcune voci come il reddito della casa di abitazione.
Come verificare
L’INPS indica in modo aggiornato gli importi e le soglie in vigore. Per capire se si ha diritto all’integrazione conviene guardare il cedolino della pensione o consultare un patronato, che può fare una verifica della posizione.
Per approfondire: Come si calcola la pensione contributiva: il montante, Coefficienti di trasformazione: cosa sono e come incidono.
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