TFR in azienda o fondo pensione 2025: Guida completa alle scelte e benefici fiscali

L’analisi tra mantenere il TFR in azienda o destinarlo a un fondo pensione è una delle decisioni più rilevanti per il futuro previdenziale di un lavoratore. Nel 2025 questo tema è ancora più centrale per via della fiscalità agevolata della previdenza complementare e delle regole del silenzio assenso TFR. Come consulente finanziario, l’obiettivo è chiarire vantaggi, vincoli e impatti fiscali delle due scelte.

Salvatore Esposito, Consulente Finanziario Fineco

12/6/20253 min read

Perché il tema è così rilevante nel 2025

Il contesto previdenziale italiano presenta un divario crescente tra pensione pubblica attesa e reddito da mantenere. Parallelamente, il TFR lasciato in azienda continua a rivalutarsi secondo la formula 1,5% fisso + 75% inflazione, un meccanismo oggi stabile ma non competitivo rispetto ai rendimenti potenziali dei fondi pensione. La normativa del silenzio assenso TFR continua inoltre a spingere verso la previdenza complementare per nuove assunzioni.

Confronto tecnico: fiscalità, rendimenti, accesso e vincoli

1. Mantenere il TFR in azienda

  • Rivalutazione: 1,5% fisso + 75% inflazione. Con un’inflazione all’1%, la rivalutazione è circa 2,25% annuo.

  • Fiscalità alla liquidazione: tassazione separata, mediamente tra il 23% e il 26% a seconda della storia lavorativa.

  • Accesso: liquidabile in caso di cessazione o anticipazioni (matrimonio, prima casa, spese mediche, max 70%).

  • Rischio: rischio aziendale molto basso grazie al Fondo di Garanzia INPS.

2. Trasferire il TFR a un fondo pensione

  • Rendimento potenziale: utilizziamo per le simulazioni un 4% annuo, in linea con i rendimenti medi storici dei comparti bilanciati/obbligazionari misti.

  • Fiscalità sui rendimenti: 20% e non 26% (vantaggio fiscale diretto).

  • Fiscalità sulla prestazione finale: tassazione dal 15% al 9% a seconda degli anni di partecipazione (0,30% di riduzione per ogni anno oltre il quindicesimo).

  • Deduzione fiscale fondo pensione: eventuali contributi volontari fino a 5.164,57 € deducibili.

  • Contributo datoriale: previsto nei fondi di categoria (per chi sceglie almeno il versamento minimo). È un “aumento di stipendio differito” che non esiste se il TFR resta in azienda.

  • Accesso: anticipazioni fino al 75% (sanitarie) o 30% (altre esigenze), riscatti parziali, rendita o capitale alla pensione.

Simulazioni numeriche reali (ipotesi: 4% rendimento fondo pensione, inflazione 1%)

Per un confronto corretto, consideriamo:

  • TFR annuo accantonato: 2.000 €

  • Rivalutazione TFR in azienda: 2,25% annuo

  • Rendimento fondo pensione: 4% annuo

  • Tassazione finale:

    • TFR in azienda: 25%

    • Fondo pensione: 15% dopo almeno 15 anni di partecipazione

Scenario 1 – Orizzonte 10 anni

TFR in azienda

Valore lordo dopo 10 anni: 2.000 × [(1,0225¹⁰ – 1) / 0,0225] ≈ 22.450 €

Valore netto (–25%): 16.837 €

Fondo pensione

Valore lordo dopo 10 anni: 2.000 × [(1,04¹⁰ – 1) / 0,04] ≈ 24.012 €

Valore netto (–15%): 20.410 €

Differenza netta: +3.573 € a favore del fondo pensione

Scenario 2 – Orizzonte 20 anni

TFR in azienda

Valore lordo: ≈ 49.600 €

Netto (–25%): 37.200 €

Fondo pensione

Valore lordo: ≈ 59.600 €

Netto (–15%): 50.660 €

Differenza netta: +13.460 €

Scenario 3 – Orizzonte 30 anni

TFR in azienda

Valore lordo: ≈ 81.800 €

Netto: 61.350 €

Fondo pensione

Valore lordo: ≈ 108.300 €

Netto (–15%): 92.055 €

Differenza netta: +30.705 €

Conclusione delle simulazioni: con un rendimento del 4%, anche assumendo inflazione moderata, il fondo pensione sovraperforma il TFR in azienda in qualunque orizzonte superiore a 7–8 anni.

Vantaggi e svantaggi

TFR in azienda

Vantaggi

  • Accesso più semplice in caso di cambio lavoro.

  • Nessun rischio finanziario.

  • Gestione automatica, nessuna scelta richiesta.

Svantaggi

  • Rivalutazione storicamente inferiore ai rendimenti dei fondi pensione.

  • Tassazione più alta al momento della liquidazione.

  • Nessun contributo aggiuntivo del datore di lavoro.

Fondo pensione

Vantaggi

  • Potenziale di rendimento superiore.

  • Fiscalità agevolata sui rendimenti (20%) e sulle prestazioni (15% → 9%).

  • Possibile contributo del datore di lavoro.

  • Deducibilità dei contributi volontari.

  • Strumento chiave alla luce del futuro previdenziale pubblico.

Svantaggi

  • Vincoli di accesso maggiori (tipici della previdenza).

  • Possibile oscillazione del valore in caso di comparti più dinamici.

  • Necessità di scelta consapevole del comparto.

A chi conviene cosa e quando

TFR in azienda

  • Lavoratori con orizzonte inferiore ai 5 anni (mobilità lavorativa o necessità di anticipazioni frequenti).

  • Chi privilegia completa assenza di rischio finanziario.

  • Dipendenti senza fondo di categoria che preveda contributo datoriale.

Fondo pensione

  • Lavoratori con orizzonte medio-lungo (oltre 7 anni).

  • Chi è in quadri o livelli con aliquote IRPEF medio-alte (vantaggio fiscale maggiore).

  • Dipendenti che accedono al contributo datoriale, reale spinta di convenienza.

  • Chi vuole costruire un’integrazione previdenziale sostenibile e fiscalmente efficiente.

Conclusione: i takeaway pratici

  • Con i valori attesi del 2025, il fondo pensione è generalmente più conveniente per tutti gli orizzonti medio-lunghi grazie al rendimento potenziale del 4% e alla fiscalità agevolata.

  • Il silenzio assenso TFR porta automaticamente molti lavoratori nella previdenza complementare, ma una scelta informata richiede analisi del proprio profilo fiscale.

  • In presenza di contributo datoriale, mantenere il TFR in azienda è quasi sempre subottimale.

  • Il TFR in azienda resta sensato solo per chi ha bisogno di massima flessibilità e orizzonte breve.

  • Per chi costruisce il proprio futuro previdenziale, valutare il valore del TFR a liquidazione e la fiscalità finale è essenziale per non perdere opportunità di accumulo.

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