TFR e fondi pensione nel mirino della Legge di Bilancio 2025: cosa cambia per i lavoratori

La Legge di Bilancio 2025 ha riaperto uno dei temi più delicati per i lavoratori dipendenti: la possibilità di introdurre un “obbligo TFR fondi pensione legge bilancio 2025”, cioè un versamento automatico di una quota del TFR verso la previdenza complementare. Le proposte in discussione puntano a potenziare i fondi pensione, sostenere il mercato dei capitali e ridurre la liquidità immobilizzata nelle imprese. In questo articolo analizziamo cosa prevedono le bozze, cosa potrebbe cambiare davvero e quali sarebbero gli impatti pratici per lavoratori e aziende.

Salvatore Esposito, Consulente Finanziario Fineco

12/2/20253 min read

1. Contesto: perché il TFR è entrato nella Legge di Bilancio 2025

Il dibattito nasce da alcune priorità economiche e previdenziali:

  1. Rafforzare la previdenza complementare in vista dell’invecchiamento demografico e dell’aumento del gap tra pensioni future e redditi da lavoro.

  2. Canalizzare risorse verso i mercati finanziari italiani, in continuità con iniziative europee sulla Capital Market Union.

  3. Ridurre la pressione sulle imprese, dove oggi il TFR trattenuto costituisce debito verso i dipendenti e riduce capacità di investimento.

  4. Armonizzare il meccanismo della “silenzio-assenso” già usato nel 2007, aggiornandolo ai nuovi scenari di mercato.

Per questo, nelle discussioni preliminari alla manovra 2025 sono emerse diverse ipotesi di riforma fondi pensione 2025, tutte centrate su un possibile versamento automatico, parziale o totale, del TFR.

2. Analisi tecnica: cosa prevedono le proposte in discussione

2.1. Ipotesi centrale: versamento automatico del 25% del TFR

La proposta più citata prevede un meccanismo di “tfr versamento automatico 25 per cento”, ovvero:

  • ogni anno, il 25% del TFR maturando verrebbe automaticamente destinato a un fondo pensione;

  • il restante 75% resterebbe in azienda, salvo decisione diversa del lavoratore;

  • il lavoratore potrebbe opt-out, mantenendo tutto il TFR in azienda;

  • il default sarebbe il versamento ai fondi (logica simile al silenzio-assenso).

2.2. Altre varianti discusse

  • Percentuale più alta (30–40%), sempre con possibilità di recesso;

  • Conferimento totale per aziende sopra una certa dimensione;

  • Incentivi fiscali aggiuntivi sui contributi volontari per chi lascia il TFR ai fondi;

  • Contributo “matching” delle imprese per favorire l’adesione.

2.3. Cosa non è previsto

  • Non è previsto alcun prelievo fiscale extra.

  • Non è previsto l’obbligo irrevocabile: tutte le versioni mantengono la facoltà di scelta.

  • Non è prevista la retroattività: il TFR già maturato (pregresso) rimane dov’è, salvo volontà del lavoratore.

3. Simulazioni pratiche: impatto sul lavoratore

Per capire l’effetto reale, consideriamo un lavoratore tipo con:

  • RAL 30.000 €;

  • TFR annuo: circa 6,9% della RAL → 2.070 €;

  • Orizzonte: 10 anni;

  • Rivalutazione TFR in azienda: 3% annuo;

  • Fondo pensione linea conservativa: 3,5% netto annuo;

  • Tassazione finale fondo: 15%;

  • Tassazione TFR in azienda: aliquota separata stimata 23–24%.

3.1. Scenario A – Nessuna riforma (TFR tutto in azienda)

  • TFR totale maturato in 10 anni: 20.700 €.

  • Montante dopo rivalutazione 3%: ≈ 27.800 €.

  • Netto dopo tassazione separata 24%: ≈ 21.100 €.

3.2. Scenario B – Riforma: 25% TFR al fondo, 75% in azienda

  • Quota al fondo in 10 anni: 5.175 €.

  • Quota in azienda: 15.525 €.

Parte in azienda

  • Montante 3%: ≈ 20.850 €

  • Netto 24%: ≈ 15.846 €

Parte nel fondo

  • Montante 3,5%: ≈ 7.300 €

  • Netto 15%: ≈ 6.205 €

Totale netto scenario riforma

22.051 €

Differenza rispetto a scenario A:

+951 € di vantaggio per il lavoratore.

Interpretazione

Con queste ipotesi conservative, un versamento automatico del 25% producesse un beneficio lieve ma positivo. Su orizzonti più lunghi (15–20 anni) il vantaggio tende ad ampliarsi. Su orizzonti molto brevi (5 anni) il vantaggio può ridursi o annullarsi.

4. Vantaggi e svantaggi della riforma

Vantaggi per i lavoratori

  • Maggiore accumulo previdenziale senza sforzo attivo.

  • Tassazione finale agevolata del fondo (15–9%).

  • Diversificazione del rischio: una parte del TFR cresce con la rivalutazione legale, una parte con i rendimenti del fondo.

  • Favorisce chi vuole costruire una futura RITA o integrare la pensione pubblica.

Svantaggi per i lavoratori

  • Perdita della garanzia di rivalutazione legale sulla parte trasferita.

  • Possibile aumento della volatilità del montante previdenziale.

  • Per chi è vicino alla pensione, il beneficio può essere minimo.

  • Richiede attenzione nella scelta del comparto del fondo.

Vantaggi per le imprese

  • Riduzione del TFR accantonato in bilancio (debito verso dipendenti).

  • Maggiore capacità di investimento e liquidità disponibile.

Svantaggi per le imprese

  • Possibile incremento dei costi amministrativi.

  • Necessità di comunicazione trasparente ai dipendenti per evitare incomprensioni.

5. A chi conviene e quando

Conviene ai lavoratori quando:

  • hanno meno di 50 anni e un orizzonte lungo;

  • hanno un fondo pensione già aperto o prevedono di usarlo anche per la RITA;

  • sono in aliquota IRPEF medio-alta;

  • desiderano aumentare il montante previdenziale in modo automatico.

Conviene meno quando:

  • mancano meno di 8–10 anni alla pensione;

  • il lavoratore preferisce la sicurezza della rivalutazione legale;

  • è già presente un montante elevato nei fondi pensione e si vuole limitare il rischio finanziario.

Conclusione: cosa aspettarsi davvero dalla Legge di Bilancio 2025

L’idea di un obbligo TFR fondi pensione legge bilancio 2025 non è un obbligo rigido, ma uno schema “semi-automatico” con possibilità di scelta. Le proposte mirano a spostare una quota del TFR verso la previdenza complementare per migliorare la sostenibilità futura del sistema pensionistico e supportare l’economia reale.

Per i lavoratori, la riforma può rappresentare un’opportunità:

  • più capitale previdenziale nel lungo periodo;

  • tassazione più bassa;

  • costruzione facilitata della RITA.

Per le imprese, può ridurre il peso del TFR in bilancio e aumentare la liquidità.

La scelta finale dovrà comunque essere individuale: come consulente finanziario, il messaggio chiave è che la convenienza dipende da età, orizzonte e comparto scelto. La riforma può aiutare molti, ma non è automaticamente vantaggiosa per tutti allo stesso modo.

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