Riscatto fondo pensione: quando è possibile, tassazione e alternative
L’esigenza di capire quando è possibile il riscatto del fondo pensione nasce spesso in situazioni delicate: cambio lavoro, perdita dei requisiti di partecipazione, necessità di liquidità o dubbi sulla tassazione applicata. Conoscere le regole attuali della previdenza complementare permette di evitare errori e valutare alternative più efficienti.
Salvatore Esposito, Consulente Finanziario Fineco
12/7/20253 min read


1. Perché oggi il tema è rilevante
Il riscatto è uno dei punti più regolamentati della previdenza complementare, e negli ultimi anni la COVIP ha rafforzato indicazioni e chiarimenti sui casi di accesso, in particolare quando il lavoratore cambia settore o perde i requisiti previsti dal fondo. Allo stesso tempo, l’aumento delle adesioni rende essenziale una corretta comprensione delle conseguenze fiscali, spesso sottovalutate rispetto alla scelta di mantenere la posizione o trasferirla.
2. Analisi tecnica: quando si può riscattare il fondo pensione
L’ordinamento italiano consente il riscatto totale o parziale solo in condizioni specifiche e documentabili. Le regole sono le seguenti.
2.1 Riscatto totale (uscita completa dal fondo)
È possibile nei casi previsti dal D.Lgs. 252/2005:
Perdita dei requisiti di partecipazione al fondo (es. fine rapporto con datore che prevedeva adesione automatica, oppure uscita dal perimetro contrattuale che rendeva obbligatoria l’iscrizione).
Invalidità permanente che comporta riduzione della capacità lavorativa almeno a 1/3.
Inoccupazione per un periodo superiore a 48 mesi.
Decesso dell’aderente (liquidazione agli eredi).
2.2 Riscatto parziale (50% della posizione)
Consentito solo in due casi:
Inoccupazione tra 12 e 48 mesi.
Ricorso alla mobilità o cassa integrazione, nei casi specificamente regolati.
2.3 Riscatto per cambio lavoro
Tema molto frequente e spesso frainteso.
Il cambio di datore di lavoro, da solo, non dà diritto al riscatto.
Il riscatto è ammesso solo se il lavoratore perde i requisiti di partecipazione previsti dal vecchio fondo e non ha un fondo equivalente nel nuovo inquadramento contrattuale.
Esempio concreto:
un lavoratore metalmeccanico iscritto a Cometa che passa a un settore senza fondo negoziale → ha titolo al riscatto;
un lavoratore che cambia azienda ma rimane nel medesimo settore → il riscatto non è ammesso, è possibile invece trasferire la posizione.
Le istruzioni COVIP ribadiscono che il riscatto è misura eccezionale e non alternativa al trasferimento volontario.
2.4 Anticipazioni: non sono riscatti
Molti contribuenti confondono i due istituti.
Le anticipazioni permettono di prelevare parte della posizione in casi specifici (sanità, acquisto prima casa, ristrutturazioni, esigenze personali dopo 8 anni), ma non implicano l’uscita dal fondo. Sono fiscalmente più onerose del riscatto e seguono regole diverse.
3. Tassazione del riscatto
La tassazione del riscatto dipende dal motivo per cui si esercita.
3.1 Riscatto per motivi “ordinari” (perdita requisiti, cambio inquadramento, inoccupazione 12–48 mesi)
Aliquota applicata: tassazione separata sulla componente contributiva.
Sui rendimenti finanziari si applica l’imposta sostitutiva già prelevata annualmente (20%).
L’aliquota effettiva tende a essere inferiore a quella IRPEF ordinaria, dato che viene calcolata sul reddito degli anni precedenti, ma resta generalmente più onerosa della tassazione finale della prestazione pensionistica (che scende fino al 9%).
3.2 Riscatto per invalidità o decesso
Si applica la tassazione agevolata della prestazione pensionistica (tra 15% e 9% in base agli anni di partecipazione).
Trattamento più favorevole perché assimilato alla prestazione finale.
3.3 Riscatto totale per inoccupazione oltre 48 mesi
Rientra tra i casi in cui è ammessa la tassazione agevolata (15% → 9%).
Punto chiave: il riscatto anticipato è quasi sempre fiscalmente più sfavorevole rispetto all’attesa della prestazione pensionistica, soprattutto se l’aderente ha maturato meno di 15 anni di partecipazione.
4. Alternative al riscatto
Quando l’obiettivo non è uscire definitivamente dal sistema, esistono soluzioni più efficienti:
4.1 Trasferimento verso un altro fondo
Indicata quando:
si cambia settore lavorativo,
si cerca un comparto con profilo di rischio diverso,
si vuole mantenere l’anzianità contributiva.
Non ha costi fiscali.
4.2 Continuare la contribuzione volontaria
Possibile anche in assenza di datore di lavoro, mantenendo la fiscalità agevolata sulle deduzioni
4.3 Richiedere un’anticipazione invece del riscatto
È un’opzione meno “definitiva” e mantiene l’adesione aperta.
5. Vantaggi e svantaggi del riscatto
Vantaggi
Accesso alla liquidità in situazioni eccezionali.
Possibilità di uscire dal fondo quando vengono meno i requisiti di partecipazione.
Tassazione agevolata solo in casi specifici (invalidità, decesso, lunga inoccupazione).
Svantaggi
Tassazione spesso più elevata rispetto alla prestazione pensionistica.
Perdita dell’anzianità contributiva maturata.
Perdita dei vantaggi fiscali futuri sulle deduzioni.
Perdita dell’effetto di capitalizzazione nel lungo periodo.
Irreversibilità: una volta riscattato, non si può ricostruire la posizione.
6. A chi conviene e quando
Il riscatto è uno strumento eccezionale, non ordinario.
Ha senso quando:
il lavoratore non può più aderire al fondo e il trasferimento non è possibile per assenza di forme equivalenti;
si verificano eventi seri come invalidità o lunga inoccupazione;
occorre liquidità immediata e non si ha diritto a un’anticipazione.
Non conviene quando:
si può trasferire la posizione a un altro fondo pensione;
si è vicini ai 15 anni di anzianità, perché la tassazione finale diventa molto più favorevole;
si vuole mantenere la deducibilità fiscale dei contributi futuri.
7. Conclusione: takeaway operativi
Il riscatto del fondo pensione è ammesso solo in casi regolamentati e non può sostituire il trasferimento volontario.
La tassazione è spesso più penalizzante rispetto a quella della prestazione finale.
Prima di riscattare, valutare alternative come trasferimento o anticipazione.
Verificare sempre se effettivamente si è perso il requisito di partecipazione: non basta il semplice cambio di lavoro.
Una consulenza personalizzata permette di valutare il caso specifico, soprattutto nei cambi di settore o nei periodi di inoccupazione.
Come consulente finanziario, la raccomandazione è di trattare il riscatto come una scelta estrema: utile quando necessario, ma raramente la più conveniente nel medio-lungo periodo.
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