Investimenti Poste Italiane: tra affidabilità e la sfida della scelta indipendente
Guida agli investimenti Poste Italiane e Intesa Sanpaolo. Analizziamo il ruolo delle società gestione risparmio e la necessità di una scelta senza conflitti.
Salvatore Esposito, Consulente Finanziario Fineco
11/14/20252 min read


Il modello integrato: banche, poste e società gestione risparmio
Nel panorama finanziario italiano, le grandi istituzioni come Poste Italiane e Intesa Sanpaolo non sono solo distributori di servizi, ma veri e propri ecosistemi finanziari completi. Offrono una vasta gamma di soluzioni, dai prodotti assicurativi alle gestioni patrimoniali, grazie al possesso e al controllo di proprie società gestione risparmio (SGR).
Gli investimenti Poste Italiane si basano sulla storica fiducia nel marchio e su una rete capillare. Analogamente, gli investimenti Intesa Sanpaolo godono della solidità e della profondità di offerta tipica di un gigante bancario. Entrambi i gruppi, attraverso le rispettive SGR (Poste SGR e Eurizon), creano e gestiscono direttamente i fondi e i prodotti che vengono poi proposti al cliente.
Il ruolo cruciale delle SGR e la promozione interna
Le società gestione risparmio (SGR) sono il motore tecnico degli investimenti. Selezionano gli asset, monitorano i mercati e gestiscono il rischio per conto dei clienti.
Tuttavia, quando una banca o un istituto come Poste possiede la propria SGR, si instaura un "modello integrato" che, se da un lato garantisce coerenza e solidità operativa, dall'altro solleva un interrogativo fondamentale per il risparmiatore: il prodotto consigliato dal consulente è oggettivamente il migliore disponibile sul mercato, o è il miglior prodotto disponibile all'interno del gruppo?
Investimenti Poste Italiane e Intesa Sanpaolo: l'interrogativo sul conflitto
Quando si valutano gli investimenti Poste Italiane e si mettono a confronto con alternative come gli investimenti Intesa Sanpaolo, il risparmiatore consapevole dovrebbe interrogarsi sulla trasparenza della selezione dei prodotti.
Nei modelli bancari e postali tradizionali, il consulente che ti assiste è dipendente dell'istituto e ha accesso (o è incentivato a vendere) primariamente i prodotti creati dalla società gestione risparmio di proprietà del gruppo (es. Poste SGR o Eurizon).
L'Interrogativo sul Conflitto di Interessi
Il potenziale conflitto di interessi sorge proprio qui:
L'interesse del Gruppo: Massimizzare i profitti del gruppo, vendendo prodotti "fatti in casa" che generano commissioni interne (sia per la SGR che per la rete distributiva).
L'interesse del Cliente: Ottenere il prodotto con il miglior rapporto rischio/rendimento e con i costi più bassi, che potrebbe trovarsi in una SGR concorrente.
Esempio Pratico: Un consulente legato al gruppo potrebbe essere spinto a raccomandare un fondo gestito dalla propria SGR, anche se un fondo esterno (non accessibile dalla piattaforma) offre performance superiori e costi inferiori. Questo crea una selezione limitata per il cliente.
Verso una scelta consapevole: la necessità di un'analisi esterna
Comprendere che l'offerta degli investimenti Intesa Sanpaolo o di Poste Italiane è dominata da prodotti interni al gruppo non significa che questi prodotti siano intrinsecamente negativi. Significa semplicemente che il risparmiatore deve essere consapevole che la consulenza non è "indipendente" da terze parti, ma "di parte", ovvero legata all'offerta della casa madre.
Per superare il potenziale conflitto di interessi, i risparmiatori più esigenti spesso cercano consulenti finanziari indipendenti a parcella (fee-only), che sono legalmente tenuti a consigliare la soluzione più conveniente per il cliente, pescando da tutte le SGR e banche disponibili sul mercato, senza legami o incentivi di vendita.
Il primo passo per un investimento di successo è sempre fare domande critiche sul perché un prodotto specifico, e non un altro concorrente, sia stato selezionato per te.
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