Fondo pensione per FIRE: come usare TFR e versamenti volontari per anticipare la pensione
L’idea di un percorso FIRE (Financial Independence, Retire Early) in Italia passa quasi sempre da ETF e investimenti autonomi. Ma per molti lavoratori dipendenti, il vero alleato nascosto è il fondo pensione per FIRE, cioè l’uso strategico di fondo pensione, TFR e RITA per costruire una rendita anticipata fiscalmente efficiente.
Salvatore Esposito, Consulente Finanziario Fineco
12/1/20258 min read


1. Perché oggi ha senso parlare di FIRE con il fondo pension
Negli ultimi anni la previdenza pubblica italiana è andata in una direzione chiara:
età per la pensione di vecchiaia stabile a 67 anni (salvo futuri adeguamenti all’aspettativa di vita);
carriere lavorative più frammentate, con interruzioni e periodi di part-time;
crescita costante della previdenza complementare: quasi 10 milioni di iscritti e oltre 240 miliardi di patrimonio a fine 2024.
Parallelamente, i rendimenti dei fondi pensione nel lungo periodo sono stati competitivi: le linee bilanciate hanno registrato in media tra circa il 3–4% annuo netto di costi nel lungo periodo, con valori superiori negli anni recenti a forte crescita dei mercati
Sul lato TFR:
se lasciato in azienda, si rivaluta ogni anno con la formula legale 1,5% fisso + 75% dell’inflazione ISTAT;
la parte rivalutata è tassata con imposta sostitutiva del 17%;
al momento dell’uscita, il TFR è tassato con un’aliquota separata spesso superiore alla tassazione agevolata dei fondi pensione.
In un percorso FIRE “alla italiana”, l’uso combinato di:
TFR conferito al fondo,
versamenti volontari deducibili fino a 5.164,57 € l’anno,
RITA (Rendita Integrativa Temporanea Anticipata)
permette di anticipare la pensione e coprire gli anni “ponte” fino alla pensione di vecchiaia con una tassazione spesso tra il 9% e il 15%.
2. Come funziona il fondo pensione per FIRE (meccanica tecnica)
2.1. Struttura base del fondo pensione
Un fondo pensione per FIRE è, tecnicamente, un normale fondo pensione (negoziale, aperto o PIP) usato con una strategia precisa:
Fase di accumulo
Versi contributi tuoi (volontari), eventualmente contributo aziendale (nei fondi di categoria) e TFR conferito.
I contributi (escluso il TFR) sono deducibili IRPEF fino a 5.164,57 € annui per persona.
I rendimenti del fondo sono tassati ogni anno al 20%, con l’aliquota ridotta al 12,5% sulla parte investita in titoli di Stato.
Fase di erogazione (pensione o RITA)
Quando maturi i requisiti pensionistici o di RITA, puoi ricevere una rendita o un capitale.
Sulla parte imponibile (contributi dedotti + TFR conferito) si applica una tassazione tra il 15% e il 9%, ridotta di 0,3 punti percentuali per ogni anno di partecipazione oltre il 15°, fino a un minimo del 9%.
Per un percorso FIRE, questa struttura è interessante perché sposta ricchezza da un regime IRPEF ordinario (fino al 43%) a un regime sostitutivo molto più leggero (15–9%).
2.2. TFR: azienda o fondo pensione in ottica FIRE
Il nodo chiave “tfr fondo pensione fire” è capire se conviene lasciare il TFR in azienda o destinarlo al fondo pensione.
TFR in azienda
Rivalutazione legale: 1,5% + 75% inflazione.
Tassazione separata alla fine, spesso sopra il 23%.
TFR nel fondo pensione
Entra nel montante del fondo e beneficia della gestione finanziaria (es. linee obbligazionarie/bilanciate).
Alla fine (o in RITA) la parte TFR è tassata con la stessa aliquota agevolata 15–9% delle prestazioni pensionistiche.
In un percorso FIRE, conferire il TFR al fondo pensione:
aumenta il montante utile per la futura RITA pensione anticipata;
sposta la tassazione verso un’aliquota potenzialmente molto più bassa negli anni di uscita.
2.3. Versamenti volontari e beneficio fiscale
I contributi volontari al fondo pensione:
sono deducibili dal reddito IRPEF fino a 5.164,57 € annui, compresi quelli a carico datore di lavoro (ma escluso il TFR);
generano uno “sconto fiscale” pari alla tua aliquota marginale (23%, 28%, 35%, 43%).
Per un percorso FIRE, questo significa che ogni euro versato nel fondo “vale di più” rispetto a un investimento fatto con reddito già tassato.
2.4. RITA: il ponte per smettere di lavorare prima
La Rendita Integrativa Temporanea Anticipata (RITA) permette di “consumare” in anticipo il capitale accumulato nel fondo, trasformandolo in una rendita mensile per alcuni anni prima dell’età di vecchiaia.
I requisiti (semplificati) sono due grandi gruppi:
RITA fino a 5 anni prima della pensione di vecchiaia (“per contribuzione”)
cessazione dell’attività lavorativa;
almeno 20 anni di contributi nel sistema obbligatorio;
al massimo 5 anni all’età per la pensione di vecchiaia (oggi 67 → RITA da 62 anni);
almeno 5 anni di iscrizione al fondo pensione.
RITA fino a 10 anni prima (“per inoccupazione”)
cessazione dell’attività lavorativa;
inoccupazione da almeno 24 mesi;
non più di 10 anni all’età per la pensione di vecchiaia (oggi RITA da 57 anni);
sempre 5 anni di anzianità nel fondo.
La tassazione della RITA è la stessa delle prestazioni pensionistiche del fondo: 15% che scende gradualmente fino al 9%, in funzione degli anni di partecipazione.
Per un percorso FIRE, la RITA è il “ponte legale” che collega la fine del lavoro all’arrivo della pensione pubblica.
3. Simulazioni pratiche: TFR, versamenti volontari e RITA in ottica FIRE
Di seguito alcune simulazioni con ipotesi esplicite e conservative. Non sono previsioni, ma esempi di ordini di grandezza utili per ragionare. Per un piano reale serve sempre un’analisi personalizzata con un consulente finanziario.
3.1. Simulazione 1 – Versamenti volontari: quanto “vale” la deduzione IRPEF
Profilo tipo
Lavoratore dipendente, 40 anni.
Reddito lordo annuo: 40.000 €.
Aliquota marginale ipotizzata: 35%.
Versamenti volontari al fondo: 3.000 € l’anno (senza TFR per ora).
Contributi nel limite di deducibilità (5.164,57 €).
Effetto fiscale anno per anno
Contributo deducibile: 3.000 €.
Risparmio IRPEF = 3.000 € × 35% = 1.050 €.
Costo “netto” effettivo = 3.000 € – 1.050 € = 1.950 €.
Ma nel fondo vengono investiti 3.000 €, non 1.950.
Se ipotizziamo un rendimento netto medio annuo del 3% (ordine di grandezza compatibile con linee bilanciate/obbligazionarie nel lungo periodo), il capitale generato dopo 20 anni di versamenti costanti di 3.000 €/anno è circa:
Montante a 3% netto ≈ 81.000 €
Capitale “effettivamente sborsato” (1.950 × 20 anni) = 39.000 €
Quindi:
Con 39.000 € di esborso reale nel tempo, potresti costruire un montante previdenziale di circa 81.000 € (grazie a deduzione + rendimento), con tassazione finale agevolata.
In un percorso FIRE, questi 81.000 € possono essere usati in parte come RITA per coprire alcuni anni prima dei 67.
3.2. Simulazione 2 – Confronto TFR in azienda vs TFR nel fondo (orizzonte 30 anni)
Ipotesi semplificate
Retribuzione annua lorda: 30.000 €.
TFR annuo accantonato: ~6,5% della RAL ≈ 1.950 €.
Durata: 30 anni.
Scenario TFR in azienda: rivalutazione legale media stimata 2,5% annuo (esempio coerente con inflazione intorno al 1,3–1,5%).
Scenario TFR in fondo pensione: linea prudente/bilanciata con rendimento 3,5% netto annuo (ipotesi prudente rispetto ai dati storici medi delle linee bilanciate).
Calcolo (approssimato su base annua, con capitalizzazione):
TFR in azienda – rivalutazione media 2,5%
Montante dopo 30 anni ≈ 85.600 €.
TFR nel fondo pensione – rendimento netto 3,5%
Montante dopo 30 anni ≈ 100.700 €.
Differenza
Vantaggio fondo pensione ≈ 15.000 € (+circa 18% sul montante finale).
In più, alla fine:
TFR aziedale: tassazione separata IRPEF, spesso oltre il 23%.
TFR nel fondo pensione: tassazione agevolata tra 15% e 9% sulla parte imponibile, in base agli anni di iscrizione.
In ottica FIRE, il TFR conferito al fondo pensione non solo tende ad accumularsi di più, ma esce anche con un’aliquota spesso inferiore.
3.3. Simulazione 3 – Quanti soldi servono nel fondo per una RITA di “ponte”
Obiettivo FIRE realistico
“Smettere” o ridurre drasticamente il lavoro a 60 anni, con pensione pubblica a 67.
Coprire 7 anni di “ponte” (60–67 anni) con RITA pensione anticipata.
RITA netta desiderata: 1.200 € al mese.
Tassazione RITA ipotizzata: 15% (aderente con almeno 15 anni di partecipazione, senza ulteriori riduzioni).
Passo 1 – Convertire la RITA netta in lorda
RITA netta annua = 1.200 € × 12 = 14.400 €.
Se la tassazione è 15%, il netto rappresenta l’85% del lordo.
RITA lorda annua ≈ 14.400 / 0,85 ≈ 16.940 €.
Passo 2 – Capitale totale necessario (senza considerare ulteriori rendimenti nella fase di erogazione)
Durata RITA: 7 anni.
Capitale lordo da “consumare” ≈ 16.940 € × 7 ≈ 118.600 €.
Quindi:
Per garantirti una RITA di circa 1.200 € netti al mese per 7 anni, servono indicativamente 120.000 € lordi nel fondo da destinare a questa rendita, con tassazione al 15%.
Altri esempi con la stessa logica:
RITA netta 1.000 €/mese × 7 anni → capitale lordo ≈ 100.000 €.
RITA netta 1.500 €/mese × 7 anni → capitale lordo ≈ 148.000–150.000 €.
Questi importi possono essere costruiti con una combinazione di:
TFR conferito per tutta la vita lavorativa;
contributi volontari (idealmente sfruttando il massimo della deducibilità);
eventuale contributo aziendale del fondo di categoria.
3.4. Integrare fondo pensione e portafoglio “classico” FIRE
In pratica, il percorso può essere strutturato così:
Portafoglio liquido/ETF (conto titoli, ETF globali, obbligazionari, ecc.):
serve per la fase di FIRE “anticipata forte”, quando vuoi essere libero già a 45–55 anni;
deve essere sufficientemente liquido e flessibile.
Fondo pensione per FIRE (TFR + versamenti):
serve per costruire la rendita fiscale agevolata (RITA + pensione integrativa) nella fascia 57–67+;
ha vincoli, ma un vantaggio fiscale spesso decisivo.
Coordinamento
i primi anni di FIRE sono finanziati dal portafoglio “classico”;
gli ultimi anni prima della pensione pubblica sono coperti dalla RITA;
dopo i 67 anni, pensione pubblica + eventuale rendita residuale del fondo.
4. Vantaggi e svantaggi di usare il fondo pensione in un percorso FIRE
Vantaggi
Tassazione finale molto bassa (15–9%) sulla parte imponibile rispetto alle aliquote IRPEF ordinarie.
Deduzione IRPEF fino a 5.164,57 € all’anno, che riduce immediatamente le imposte dovute.
Possibilità di sfruttare il TFR (che altrimenti resterebbe in azienda) come motore di accumulo a lungo termine.
Accesso alla RITA pensione anticipata per coprire fino a 5 o 10 anni prima della pensione di vecchiaia.
Gestione professionale e diversificazione del patrimonio, con rendimenti storici competitivi nelle linee bilanciate/obbligazionarie.
Nessuna imposta di bollo sul montante del fondo, a differenza dei conti titoli ordinari.
Svantaggi
Vincolo di liquidità: il capitale non è liberamente prelevabile come un ETF; le uscite sono regolate (pensione, RITA, anticipazioni).
Rigidità normativa: i requisiti per RITA (età, anni di contributi, inoccupazione) potrebbero non combaciare con i tuoi piani di vita ideali.
Il vantaggio fiscale è massimo per chi ha aliquote IRPEF medio-alte; chi ha redditi bassi beneficia meno della deduzione.
Rendimenti non garantiti: anche un fondo pensione può attraversare periodi con performance negative, soprattutto nelle linee più dinamiche.
Serve una buona disciplina di lungo periodo: il beneficio fiscale cresce con l’anzianità nel fondo (oltre 15 anni).
5. A chi conviene e quando usare il fondo pensione per FIRE
Profili per cui è particolarmente interessante
Lavoratori dipendenti 30–50 anni con TFR e fondo di categoria
Hanno TFR conferibile, spesso contributo datoriale aggiuntivo se decidono di aderire.
Sono quelli che più beneficiano del “triangolo” tfr fondo pensione fire: TFR + contributi + RITA.
Chi ha redditi medio-alti (aliquota marginale 35% o 43%)
La deduzione dei contributi produce uno sconto fiscale immediato molto rilevante.
Chi immagina un FIRE “soft” a 57–62 anni
Non punta alla libertà finanziaria estrema a 40 anni, ma a ridurre o cambiare lavoro 5–10 anni prima della pensione di vecchiaia.
La RITA diventa una leva molto efficace.
Chi ha già una buona base di risparmio in ETF/strumenti liquidi
Può usare il fondo pensione come “secondo livello” per ottimizzare fiscalmente la parte di lungo periodo, senza compromettere la liquidità di breve.
Profili per cui ha senso con cautela
FIRE molto anticipato (40–45 anni)
Il fondo pensione resta utile come “piano B” per la fascia 57–67, ma non può finanziare i primi 10–15 anni di FIRE.
Serve un portafoglio liquido separato molto robusto.
Redditi bassi e discontinui
La deduzione vale poco, quindi il vantaggio fiscale è minore.
Può comunque avere senso conferire il TFR, ma con versamenti volontari moderati.
Autonomi senza TFR
Manca la leva del TFR, ma restano deduzione IRPEF e tassazione agevolata finale.
Utile soprattutto se i redditi sono stabili e medio-alti.
Conclusioni: come integrare concretamente fondo pensione, TFR e RITA in un piano FIRE
Punti chiave da portare a casa:
Il fondo pensione è uno strumento centrale per un FIRE realistico in Italia, non un accessorio.
Il TFR lasciato in azienda cresce in modo “meccanico” (1,5% + 75% inflazione) e viene tassato con aliquote IRPEF separate spesso più alte di quelle del fondo; conferendolo al fondo si ottengono potenzialmente più rendimento e meno tasse.
I versamenti volontari deducibili permettono di trasformare ogni 1.000 € versati in un capitale previdenziale superiore al costo reale sostenuto, grazie al risparmio d’imposta.
La RITA pensione anticipata è il ponte normativamente previsto per smettere o ridurre il lavoro 5–10 anni prima della pensione pubblica, con una tassazione agevolata del 15–9%.
Il percorso più solido combina:
un portafoglio liquido (ETF, obbligazioni, ecc.) per i primi anni di FIRE;
un fondo pensione ben impostato con TFR e versamenti regolari, pensato per coprire la fascia 57–67 e integrare la pensione pubblica.
Per trasformare questi principi in un piano operativo (importi, comparti, tempistiche, uso mirato della RITA) è indispensabile costruire simulazioni personalizzate su reddito, TFR maturato, anni mancanti alla pensione e obiettivi di spesa in FIRE. In questo percorso, il supporto di un consulente finanziario che conosca bene previdenza complementare e fiscalità italiana può fare la differenza tra un FIRE teorico e un FIRE effettivamente sostenibile nel tempo.
Scopri altri articoli sul mio blog
Prenota subito una consulenza gratuita
Salvatore Esposito
Pianificazione finanziaria su misura per privati e aziende
© 2025. Tutti i diritti riservati
Le informazioni contenute nel presente sito internet sono curate dal consulente di riferimento, come Consulente Finanziario abilitato all'offerta fuori sede per FinecoBank S.p.A., e soggetto autorizzato e vigilato da Consob. Queste informazioni non costituiscono in alcun modo raccomandazioni personalizzate rispetto alle caratteristiche del singolo lettore e potrebbero non essere adeguate rispetto alle sue conoscenze, alle sue esperienze, alla sua situazione finanziaria ed ai suoi obiettivi di investimento. Le informazioni contenute nel presente sito internet sono da intendersi a scopo puramente informativo. FinecoBank S.p.A. non si assume alcuna responsabilità in merito alla correttezza, alla completezza e alla veridicità delle informazioni fornite.
